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Chi sono i Protestanti (o Evangelici)

Ricerche a cura della Pastora Lidia Giorgi 

 

Generalmente si fa coincidere la nascita del protestantesimo con il Movimento di Riforma religiosa scaturito dalla  protesta di Martin Lutero in Germania (1517). Ma già in precedenza, in altre parti dell’Europa occidentale, vi erano stati  consistenti gruppi di credenti, importanti movimenti ereticali che erano entrati in urto con la chiesa ufficiale. Le contestazioni popolari dei secoli XII e XIII  cercavano di evidenziare la necessità, per la chiesa, di rimanere fedele all’insegnamento evangelico soprattutto nel rifiuto di ricchezze e poteri mondani. In Italia, addirittura intorno al 1170, i Valdesi furono autentici anticipatori della Riforma protestante.

L’espressione “protestante” nasce da una definizione che caratterizzò lo stesso movimento pochi anni dopo la sua nascita: furono chiamati protestanti coloro che rivendicavano dinanzi al divieto dell’imperatore Carlo V, il diritto alla libera predicazione evangelica; “Noi dichiariamo solennemente (protestamur) dinanzi a Dio (…) e davanti a tutti gli uomini che non siamo in alcun modo disposti ad accettare un’imposizione estranea a Dio, alla sua Parola, alla nostra coscienza e alla salvezza delle nostre anime“.Tutte quelle chiese che, sorte tra il XVI e il XVIII secolo, riconoscono una loro più o meno diretta discendenza dal movimento riformato del ’500, definite anche “chiese protestanti storiche”, vollero chiamarsi evangeliche per sottolineare che il centro della loro vita di fede era l’Evangelo (Evangelo significa la “buona notizia” che Dio salva).

In pratica, nella prima metà del 1500 (il XVI secolo) per opera di  alcuni uomini, profondi studiosi della Bibbia, come Lutero, Calvino, Zwingli e molti altri, vi fu un grande movimento spirituale basato essenzialmente sull’esigenza di un ritorno alla purezza di fede della chiesa primitiva e quindi alle verità contenute nella Bibbia. Fu una riscoperta, esaltante e rivoluzionaria, della genuinità e della freschezza delle grandi verità cristiane fondamentali, così come ce le presenta il Vangelo, senza le aggiunte degli uomini. Questo movimento, detto poi la “Riforma Protestante”, investì con forza tutta l’Europa centrale provocando un nuovo modo di pensare e di agire in un numero notevole di paesi ed in milioni di persone. Iniziatosi come movimento puramente teologico e biblico, la Riforma ebbe ben presto dei riflessi politici e sociali tali da trasformare la vita d’intere nazioni. La chiesa di Roma assunse subito un atteggiamento d’intolleranza nei confronti dei Riformatori, rifiutando di accettare le loro critiche, condannando i loro scritti, scomunicando i Riformatori ed i loro seguaci e combattendoli sia sul piano delle idee che su quello fisico. In verità né Lutero, né gli altri Riformatori avevano inteso dapprima separarsi dalla chiesa ufficiale, ma in certo modo, per fedeltà alla Parola di Dio, alla Bibbia, si trovarono fuori dalla chiesa, che non poteva e non voleva accettare le loro affermazioni. Da allora la chiesa cristiana d’occidente che già era divisa da quella orientale (dall’epoca dello scisma d’oriente dell’XI secolo) risultò divisa a sua volta in due grandi rami: la chiesa cattolica romana e le chiese protestanti.

Il cristianesimo si articola dunque in  queste tre grandi famiglie: quella cattolica, che si riconosce nella chiesa di Roma; quella ortodossa, che comprende prevalentemente le chiese orientali; quella protestante che abbraccia le chiese sorte dal movimento di Riforma. E’ importante comunque precisare che tutti i cristiani hanno in comune la fede in Dio (Padre, Figlio, Spirito Santo)  il riferimento alla Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) e alla medesima confessione di fede (il”Credo”). I princìpi fondamentali, su cui è basata la Riforma in particolare, e sui quali tutti gli evangelici sono d’accordo, possono riassumersi essenzialmente in tre: La Bibbia come sola fonte di autorità per la fede e per la vita cristiana (Sola Scrittura); la sovranità dell’unico mediatore e Salvatore Gesù Cristo (Solo Cristo); la fede come sola risposta possibile dell’essere umano alla grazia di Dio (Sola fede). A ciò dobbiamo aggiungere l’etica fondata sulla libertà e la responsabilità e la comprensione della chiesa come assemblea di credenti, ovvero una comunità di eguali, senza gerarchia e senza strutture immutabili o sacrali.Sin dagli inizi dell’azione dei grandi riformatori apparvero gruppi e anche personalità isolate di dissidenti che espressero una visione diversa e più ‘radicale della “riforma” dando luogo a  molte comunità le quali pur avendo in comune il richiamo a una maggiore autenticità evangelica, traevano origine da motivi ispiratori anche differenti tra loro e  assumendo pure nomi diversi (Anabattisti, significava “ribattezzatori”in quanto il battesimo era concesso soltanto al credente adulto e responsabile; Mennoniti, Congregazionalisti, Battisti, Quaccheri ecc.). 

I Battisti vanno inquadrati nel contesto più ampio della Riforma protestante del 1500 e in particolar modo in quello tipico dell’Inghilterra del 1600 (XVII secolo), dove la Riforma fu più ‘radicale’ nel senso che quei credenti diedero vita a nuove comunità libere dal dominio dei re e dei principi, cioè separate dallo Stato. Essi elaborarono concetti teologici forti, destinati a durare ancora oggi, come la libertà di coscienza per cui nessuno era costretto ad aderire alla chiesa (istituzione burocratica e autoritaria quale era la Chiesa Anglicana  di Stato sul finire del XVI e all’inizio del XVII secolo); invece la chiesa era formata da credenti confessanti cioè da coloro, uomini e donne  i quali volevano vivere il cristianesimo nella sua genuinità e vi aderivano volontariamente da adulti coscienti, per mezzo del battesimo per immersione, vale a dire nella sua forma neotestamentaria. Conseguenza immediata delle loro scelte fu che si rifiutava l’autorità dei vescovi, in quel tempo  erano vescovi anglicani, e le comunità eleggevano i propri ministri; si rifiutava il finanziamento dei ministri, ma anche l’ingerenza disciplinare e fiscale dello Stato. Quelle erano chiese, (e tuttora lo sono), che si reggevano sull’ascolto della Parola di Dio, sulla preghiera e sulla comunione spirituale e dei beni e la collaborazione di quanti ne facevano parte.

Alcune di quelle comunità, a causa delle persecuzioni subite, emigrarono in Olanda e poi nel ’Nuovo mondo’, gli Stati Uniti d’America, paese in cui i Battisti sono anche oggi maggiormente presenti. Il più conosciuto in Italia fra i Battisti d’America è probabilmente il pastore Martin Luther King (1929-1968), premio Nobel per la pace nel 1964. I battisti italiani pur essendo sorti  per l’opera di testimonianza e predicazione di alcuni credenti venuti dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti (1863-1870), formano chiese del tutto italiane ( circa 120 chiese sparse su tutto il territorio nazionale per un totale di 6.380 membri adulti effettivi ed una popolazione totale di circa 16.000 persone), senz’alcuna ingerenza organizzativa o dottrinale straniera. Essi sono in libera e fraterna comunione con tutti i battisti degli altri paesi. Fanno parte dell‘Alleanza mondiale battista e della Federazione battista europea. Significativi sono i rapporti che intercorrono in Italia tra Battisti, Metodisti e Valdesi, i quali insieme anche ad altre denominazioni danno vita alla Federazione delle chiese evangeliche.

A livello ecumenico, i battisti sono legati al Consiglio ecumenico di Ginevra, alla Conferenza delle chiese europee e ad altri organismi per la missione e la diaconia, specialmente nel campo dei diritti umani, della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato.  Da qualche tempo l’Unione Battista italiana si è attivata nell’accoglienza dei sempre più numerosi immigrati di fede evangelica nel nostro Paese, favorendo la loro integrazione nelle comunità italiane o anche fornendo loro, in quanto chiese etniche, la copertura giuridica (l’Unione Battista è tra le confessioni riconosciute dallo Stato Italiano su base di Intese).  

L’Italia, culla dell‘Umanesimo e del Rinascimento, non resta dunque fuori del grande movimento di Riforma del secolo XVI, sebbene fosse da secoli la sede del papato e ad esso gli italiani fossero legati da molteplici interessi. Un numero considerevole di uomini di chiesa, intellettuali, nobili e anche gentildonne aderiscono alla Riforma protestante, ma le idee provenienti d’oltralpe trovano consensi in tutti i ceti sociali, non lasciando indifferente nemmeno l’elemento popolare. Un po’ ovunque, dal Veneto alla Sicilia, si formano malgrado le difficoltà piccoli gruppi di credenti che hanno rotto con la chiesa romana.Tra le personalità notevoli vi sono Bernardino Ochino generale dei Cappuccini, Pietro Martire Vermigli abate di S. Pietro in Aram (Napoli), Pier Paolo Vergerio già nunzio apostolico e vescovo di Capodistria, i letterati Marcantonio Flamini e Jacopo Aconcio, l’umanista Pietro Carnesecchi, e tra le donne,  Renata di Francia, duchessa di Ferrara, la quale diede asilo a molti perseguitati religiosi (fra i quali lo stesso Giovanni Calvino con il quale era iniziato un rapporto epistolare); la poetessa Vittoria Colonna e Giulia Gonzaga dei duchi di Mantova, nei cui ambiti gravitò Michelangelo Buonarroti. Tuttavia, la repressione che si scatena nella seconda metà del 500, soprattutto verso la fine degli anni sessanta, non consente alle comunità riformate di consolidarsi, (sopravvivono precariamente pochi gruppi qua e là a Milano, Pavia, Voghera, Mantova, Ferrara, Lucca, Siena, Bergamo, Brescia, Padova, Venezia, Bologna, Cremona, Lodi), costringe all’espatrio gli aderenti più compromessi e al silenzio i numerosi simpatizzanti. Non mancano i martiri. Il protestantesimo italiano era stato ormai dovunque smantellato: a resistere sarebbero rimasti solo i valdesi delle valli del Piemonte. Di un fenomeno che aveva assunto così rilevanti proporzioni viene cancellata per almeno tre secoli anche la memoria. 


 

 

A Rovigo 

Non ci sorprenderà, o forse sì, sapere che nel sedicesimo secolo, esistevano i protestanti anche a Rovigo! Importanti  storici protestanti come Salvatore Caponetto, Ugo Gastaldi, e altri studiosi italiani come Aldo Stella e Stefania Malavasi, ci hanno documentato l’interessantissima  storia delle origini della comunità evangelica rodigina. Giovanni Roncalli, afferma lo storico Caponetto,  apre lo scenario su una delle comunità calviniste più importanti di tutta l’Italia, non tanto per il numero degli aderenti, ma per la loro unione, la capacità organizzativa, il loro legame ideale con Bernardino Ochino e Pietro Martire Vermigli. La comunità protestante si riuniva in casa sua, nell’omonimo palazzo situato in centro città, ora Piazza Vittorio Emanuele II. Roncalli  fu fondatore nel 1553 della prima accademia culturale di Rovigo denominata  Accademia degli Addormentati, che aveva sede nell’attuale Palazzo di Giustizia, (chiusa nel 1561 perché contava fra gli iscritti personaggi insigni, ma sospetti sul piano religioso “ un ricetto di heresie et forse d’altre male operationi”). Più tardi, fra diversi altri esponenti della nascente comunità, svolse un ruolo di primo piano nella diffusione delle dottrine riformate il notaio Domenico Mazzarelli, insieme alla moglie Laura Pellegrini Mazzarelli. Processato, si rifugiò a Ginevra dove divenne pastore di una comunità evangelica. Nella villa di un altro membro della comunità, Oddo Quarto di Monselice, si tenevano riunioni alle quali partecipavano attivamente le famiglie Roncalli, Mazzarelli ed altri eterodossi veneti tra cui il vicentino Alessandro Trissino. Accanto a quella calvinista  era presente a Rovigo anche una comunità anabattista grazie all’operato di due personaggi chiave dell’anabattismo veneto, ferventi missionari: Francesco della Sega e Benedetto del Borgo meglio noto come Benedetto d’Asolo, ( un certo Tiziano introdusse l’anabattismo in Italia, il cui primo frutto fu una vivace comunità ad Asolo). Benedetto del Borgo, fra coloro che con fermezza e dignità confessarono la loro fede affrontando anche la morte, fu arrestato e bruciato a Rovigo il 17 Marzo 1551.

Il seme della predicazione protestante si è sorprendentemente sviluppato e ha portato frutto in questi ultimi tempi. Alla fine degli anni cinquanta del Novecento, grazie all’opera di un ex-prete cattolico poi divenuto pastore protestante, Giuseppe Lulich, riprende con vigore la predicazione evangelica nella città di Rovigo. Il suo messaggio, semplice ma incisivo, riproponeva i temi tipici riformati, con particolare enfasi sulla conversione individuale, su un rapporto personale con Cristo e sull’etica della libertà nella responsabilità. Grazie all’opera pastorale e di evangelizzazione di Giuseppe e di sua moglie Agnese Baccaglini, nasce un piccolo gruppo di credenti evangelici. Il Giacomo, Silvano, Past. Giovanni Definis cantano durante un incontro nel 1975nucleo si consolida costituendosi in chiesa cristiana evangelica libera. Negli anni ‘77-78 il gruppo si lancia nell’avventura e nella gestione di una propria emittente radiofonica locale: “Radio Voce nel Deserto” che ha raggiunto migliaia di persone, molte delle quali sono state conquistate dal messaggio dell’Evangelo. Una decina di anni più tardi la comunità, in seguito ai contatti con i pastori battisti Carmine Bianchi e Lidia Giorgi che a quel tempo curavano le comunità di Marghera e Ferrara, decide di entrare a far parte dell’Ucebi (Unione cristiana evangelica battista d’Italia). La chiesa fu accolta nell’Unione battista all’Assemblea generale del 1988 e nel 1990 nominò come sua pastora Lidia Giorgi. In quel periodo arrivarono a Rovigo i primi fratelli nigeriani. La comunità che fin dal suo inizio si è contraddistinta per la semplicità, l’apertura verso l’esterno e l’ospitalità, si configura ancor più oggi, come luogo di accoglienza e di formazione interetnica in quest’area nord-orientale, dove sono concentrate molte chiese di immigrati. I locali di Via Curiel sono anche sede del centro culturale M.L.King, che permette agli evangelici di essere presenza attiva sul territorio polesano e di far sentire la loro voce a favore dei diritti civili e delle minoranze. Le iniziative del centro culturale - mostre - conferenze sono condotte anche in collaborazione con la Consulta per la pace del Comune cittadino. Da diversi anni inoltre, la comunità intrattiene rapporti con la Chiesa Cattolica a livello ufficiale nell’ambito della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, oltre a quelli conviviali e informali con i fratelli del Movimento dei Focolari. Più recentemente per iniziativa delle sorelle cattoliche Annarita Godino e Alessandra Moretto si è costituito  anche a Rovigo un gruppo del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche), del quale fanno parte liberamente anche persone della nostra comunità.

La chiesa è attualmente composta da 80 membri e frequentata da più di cento persone (compresi una quarantina di bambini),   principalmente italiani e africani nigeriani ma anche singoli e famiglie provenienti da altri paesi del mondo:  Albania, America, Brasile,  Congo, Corea,  Francia, Giappone, Russia, Ucraina.

 

 
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